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Str. Montepò, 58054 Scansano GR | Tel: 0564 580231

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Vigneti

La Tenuta e i vigneti

Gli studi sulla zonazione della Tenuta
A un’altitudine tra i 300 e i 460 m s.l.m. con esposizione sud-sudovest, lungo i dolci pendii della Maremma toscana, giacciono i vigneti del Castello di Montepò, 50 ettari dei 600 complessivi della Tenuta circondati dai boschi cedui a sud di Grosseto, sul parallelo della Rocca aldobrandesca di Talamone: un luogo prezioso che Jacopo Biondi Santi, attraverso la storica esperienza della propria famiglia, ha pazientemente trasformato nel cuore del suo moderno progetto enologico. Ma il valore della Tenuta non sta solo nella sua intrinseca bellezza, capace di conquistare immediatamente e senza sforzo il cuore di chi l’osserva, perché scegliere la terra a cui legare un’eredità vitivinicola così importante non può prescindere da precisione e certezza assolute.

tra Bosco, Clima e Suolo

Il Terroir Unico di Castello di Montepò
A questi dati e studi, si aggiungono quelli fondamentali sul suolo. I terreni argilloscisti di origine eocenica dove crescono le viti del Castello di Montepò, dopo essere stati valutati e misurati da un pool di professori delle Università di Pisa e Firenze, sono stati giudicati ideali alla coltivazione del clone di Sangiovese Grosso BBS11, patrimonio esclusivo della famiglia Biondi Santi che, oltre un secolo e mezzo fa, dette i natali al Brunello di Montalcino. Oltre agli aspetti geologici e orografici, gli studi microzonali si sono concentrati anche sugli indici vegetativi e sulle caratteristiche del microclima, raggruppando una quantità significativa di dati: è in queste colline che l’identità dei vini della famiglia Biondi Santi avrebbe mantenuto la propria essenza. Dopo aver a lungo difeso le terre degli uomini, il Castello di Montepò è oggi custode della grande tradizione enologica che il nome di Jacopo Biondi Santi rappresenta, punto di riferimento per uno stile enologico e una ricercata finezza che hanno segnato la supremazia del Sangiovese Grosso tra i vini d’eccellenza assoluta.

I suoli della tenuta

Studio del territorio
A Castello di Montepò, inoltre, si lavora anche per accrescere la superficie vitata delle Tenuta attraverso un lavoro di precisione, lungo e paziente, soprattutto nelle sue fasi iniziali. Per ogni nuovo impianto infatti, è necessario preparare il terreno con due anni d’anticipo, a partire dalle operazioni di aratura e morganatura del terreno che viene effettuato attraverso l’erpice, una macchina agricola che spiana e sminuzza il terreno. Successivamente viene svolta la rippatura, che è una lavorazione che consiste nella spaccatura del terreno per favorire le necessarie condizioni di ossigenazione in profondità, e la spietratura, per rendere il suolo più agevole alla coltivazione. Completate queste fasi, viene creato il sistema dei drenaggi delle acque e, dopo una nuova morganatura, si compone lo schema vero e proprio dei nuovi impianti, realizzato sulla base di esposizioni e inclinazioni dei terreni. Impiantate le barbatelle e, successivamente, palerie, fili e ancore, si effettuano le semine contenitive, soprattutto con favino, leguminose e colza, per scongiurare il dilavamento del terreno e, insieme, favorirne il necessario apporto nutritivo-organico. Le colline che compongono la tenuta del Castello di Montepò sono l’esempio perfetto di cosa significhi, per un terreno, avere una profonda vocazione vitivinicola. Geologicamente, infatti, i vigneti dell’azienda ricadono su suoli di origine marina del Flysch, una successione di rocce sedimentarie clastiche, di origine sin-orogenetica dell’Eocene, costituita da alternanze cicliche di livelli di arenaria, argilla e marna. Questi elementi concorrono a rendere i terreni magri e ricchi di scheletro, a cui si aggiungono, proprio sotto il Castello, intrusioni di arenarie compatte calcarifere di tipo pietraforte.

L'Arte della Viticoltura

Vigneti di Eccellenza e Tecniche di Coltivazione

I vigneti del Castello di Montepò occupano 50 ettari dei complessivi 600 della Tenuta. Il Sangiovese Grosso BBS11, proprietà esclusiva della famiglia Biondi Santi, occupa il 70% dei suoli vitati, mentre nel restante 30% crescono e maturano altre due varietà internazionali, anch’esse a bacca rossa, il Cabernet Sauvignon e Merlot. Nel vigneto viene adottato un sistema di allevamento basato principalmente sul cordone speronato su piante che hanno un’età media di circa 20 anni. Lo staff agronomico dell’azienda, grazie ad un sistema di monitoraggio che fa uso di un impianto di centraline collocate nei vigneti, è costantemente informato sui parametri che regolano lo sviluppo vegeto produttivo delle piante. Dallo studio incrociato di questi dati vengono quindi effettuate le operazioni su specifiche porzioni di vigneto seguendo l’andamento delle stagioni al fine di garantire gli standard di qualità a cui mira l’azienda. Gli interventi, quando previsti, iniziano nella prima decade di gennaio con la potatura invernale, finalizzata a determinare il numero delle gemme per ciascuna pianta e il conseguente carico produttivo. Completata questa operazione, che comprende anche la stralciatura, cioè l’asportazione di tutto quello che è stato tagliato dalle viti, vengono legati i nuovi ceppi e, ove necessario, si sostituiscono i pali di sostegno delle piante. Il passaggio successivo è la lavorazione interfilare con la scalzatura degli interceppi, che rimuove le piante infestanti lavorando i filari in maniera alternata; tuttavia, viene lasciato un filare inerbito per facilitare le successive operazioni colturali e creare le necessarie condizioni di competitività del terreno. Il mese di maggio coincide con la potatura verde, che regola la chioma e la produzione delle piante, mentre a luglio si effettua il diradamento, ultima operazione di rilievo prima che si raggiunga, a partire dalla seconda metà di settembre, il periodo di vendemmia che dura mediamente due settimane.”

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